ALLE ORIGINI DELLA MUSICA
Il percorso di Antonio Testa

Stefano Fusi

Antonio Testa è percussionista, compositore, musicoterapeuta, insegnante di propedeutica musicale, esploratore della natura del suono e del suono naturale.

Se non ci fosse la musica… ci sarebbero i suoni attorno a noi. Senza strumenti musicali, suoneremmo con il corpo: mani, piedi, voce; con gli oggetti che troviamo attorno a noi; picchiando sulle pareti, le pentole… Così iniziò la musica, in effetti; quando i nostri antenati non avevano ancora inventato violini o sintetizzatori, ma neanche case o televisori. L’unico ‘canale’ su cui ‘sintonizzarsi’ era la natura, l’unico strumento da accordare il corpo. Era questione di sopravvivenza: sentire rumori e fruscii, il cambiare del vento, i versi degli animali. Un suono voleva dire fuga, un altro riposo possibile, un altro acqua da bere… Qualcuno cominciò magicamente a riprodurre questi suoni, per giocare col mondo. E sintonizzarsi, dialogare colla natura e con gli altri, prima ancora che nascesse il linguaggio. Per sentirsi, e farsi sentire. Comunicare, anche: ancora oggi i tamburi parlanti africani funzionano, e sono anche molto più ecologici dei telefonini. Qualcuno cominciò a danzare suonando coi propri piedi, a battere le mani sul torace e fra di loro; qualcuno cominciò a riprodurre questi suoni naturali e ad assemblare conchiglie e semi per farne strumenti rudimentali; a maneggiare sassi e strofinarli o batterli, a percuotere tronchi con bastoni, a soffiare in corna cave.
Cominciò così. Poi, nei millenni e nei secoli, questi segnali rudimentali si elaborarono e trasformarono, diventarono codici, divertimento, celebrazione, musica. Le canne di bambù divennero flauti; i rami degli alberi, xilofoni, didjeridoo, fujiara (uno stupefacente strumento di legno provenente dalla Slovacchia); le zucche e i semi, sonagli e maracas; tronchi, zucche e pelli d’animali, tamburi; conchiglie, denti, ossa, semi, noccioli, divennero sonagli, sonagliere e cavigliere; le grandi conchiglie, trombe; ossa, bastoncini, noci e semi, fischietti; foglie, cortecce, fili d’erba, ance; lamelle e legnetti, scacciapensieri… le tecniche s’affinarono, come in ogni altro campo dell’attività umana. Ed eccoci qua oggi con strumenti perfezionatissimi, musica elettronica e campionature, CD e MP3, con una teoria e una pratica musicale di una complessità ed elaborazione inconcepibile per i nostri simpatici ma ingenui antenati.
Al culmine di tutto questo, per paradosso, arriva la musica new age e ambient: la gente vuole rilassarsi ascoltando, in casa, il soffio del vento e la pioggia, l’acqua del mare e i rumori del bosco. Arriva anche la musica ‘etnica’, che ripercorre all’indietro il percorso di molta musica contemporanea: dai blues afroamericani agli spazi e ai griot del Mali e alle foreste del Camerun e del Congo, dalle performance di Ravi Shankar col sitar insieme ai Beatles alla vera musica tradizionale indo-pakistana, dai suoni elettronici dei giapponesi Sakamoto e Kitaro agli antichi flauti di bambù dello Zen… e via, ricercando radici e suoni originari dove ci sono ancora. Ancora, arrivano i ‘paesaggi sonori’: le registrazioni dei suoni della natura, di cui è pioniere in Italia la Ludi Sounds del ricercatore Filippo Massara. Quando c’è eccesso di complessità, per reazione, si ricerca la semplicità, l’essenzialità.

Full immersion naturale
A che serve ripercorrere questa lunghissima strada? Perché suonare ancora con foglie, pietre (litofoni!), sassi forati, conchiglie, strumenti semplici, quando possiamo studiare violino o scaricarci ogni cosa nell’iPod? Perché provare a costruirsi da sé gli strumenti con elementi naturali, o cercarsi le proprie musiche e i crearsi i propri canti, quando c’è tutto sul mercato già pronto? Serve come serve fare una camminata nella natura, per riscoprire che siamo parte dell’ambiente e che è da lì che nasciamo e riceviamo nutrimento. Per ricordarci che possiamo fare a meno di tutto ma non di acqua, aria e vento, corpo, cibo, fuoco, legno, piante, animali, movimento; per riprendere coscienza che siamo creativi e sani come la natura di cui facciamo parte. A ridare valore alle esperienze semplici che ci evitano di sentirci appendice delle macchine e inglobati in una realtà artificiale.
La stesso etnomusicologia sta riscoprendo il valore di conoscenza del lavoro di quanti stanno cercando di ricostruire le origini della musica, ricostruendone i primi passi. Sulla base di studi e ritrovamenti, certo, ma anche sull’onda delle tradizioni musicali e della sensibilità di musicisti che meno si sono distaccati da questo ‘spirito naturale’. È un’interessante ed emozionante avventura culturale, sulla natura stessa dell’essere umano, sulla sua cultura e le sue relazioni col mondo. E diventa esperienza musicale d’avanguardia. Dieci anni fa, al tredicesimo simposio internazionale sulla Preistoria del Centro Camuno di Studi Preistorici in Valcamonica, i ricercatori radunati da tutto il mondo, grazie a una performance di musica ‘preistorica’, intuirono che i graffiti che riproducono sagome umane sulle pareti delle caverne venivano fatti riproducendo le ombre proiettate dai celebranti di riti o semplicemente dagli uomini attorno al fuoco. La performance preistorica era quella di un gruppo guidato dal musicista Antonio Testa, un personaggio che va a ‘caccia’ delle sonorità ancestrali. Che erano ancor più immediate e semplici della cosiddetta musica etnica: erano espressione di un rapporto totalmente fisico col mondo – cercare oggetti, costruire strumenti semplici, usare il corpo – per esprimere nel modo più immediato emozioni e sentimenti. Le esperienze nel campo ormai sono molte: dai Sound Reporters olandesi degli anni Settanta-Ottanta agli italiani Art of Primitive Sounds, attraverso cui passò anche Testa. Che fra l’altro suonò stalattiti e stalagmiti nelle grotte di Toirano, in Liguria (esperienza che si può rivivere nel suo CD Senza tempo nel tempo). Da allora Antonio testa propone, soprattutto ai bambini, di ripercorrere questo stupefacente viaggio musicale, in laboratori e in performance nei quali riversa anche le esperienze e la straordinaria collezione di strumenti raccolti in viaggi di studio e scambio fatti in Messico, in Giamaica e in Africa, e scovati per lui in ogni angolo del mondo: dalle bellissime ocarine messicane alle corna di antilope da Israele, dai tamburi ad acqua africani al ravi fatto con semi che suonano ancora i vecchi fra le colline del Piemonte.

Un napoletano cosmopolita
Antonio Testa nacque a Napoli, dove sentiva il rumore del mare appena fuori della finestra e i mille rumori e suoni della città più musicale del mondo, dove suonare pentole, bottiglie e ogni altra cosa è la norma. Da lì, il suo viaggio è stato lunghissimo, variegato: studi musicali a Milano, performance nei boschi, registrazione di suoni naturali per farne ‘paesaggi sonori’ (come per la Regione Piemonte, per la quale ha ‘mappato’ un intero parco naturale, quello regionale delle Capanne di Marcarolo, magnifico balcone montano affacciato sulla Liguria), celebrazioni per ‘richiamare gli spiriti della acque’ all’Orto botanico di Padova, animazione musicale ecologica con il WWF e l’Università Verde di Milano, insegnamento di propedeutica musicale al Centro Educazione Musicale di Base di Milano e nelle scuole, animazione musicale e laboratori al carcere minorile Beccaria di Milano e alla Società Umanitaria, cerimonie sacre con i Maya nelle piramidi messicane raccontate in un libro-CD raro e prezioso. Ma Testa oltre che un’anima primordiale e benefica è un musicista coi fiocchi: negli anni ha prodotto musiche per film e documentari, ha partecipato a registrazioni e concerti con John McLaughline Little Steven, Claudio Rocchi e altri, ha tenuto performance di musica ambiente e per la meditazione a Londra e negli Usa

Discografia
2002 CD Prayer for the forest con Aliodie, Greenhousemusic, Usa.
2000 CD Book Sac bè : camino luminoso - registrazioni in Messico, paesaggio sonoro e canto di alcune popolazioni Maya.
1999 CD Healing Herb’s Spirit con Aliodie, per Activities Crowd Control, Usa.
1995 CD Senza tempo nel tempo.

Bibliografia
Antonio Testa ha pubblica nel 2000 il libro Giocare con i suoni sulla didattica musicale e su come costruirsi da sé gli strumenti musicali con elementi naturali, edito dalla BMG/Ricordi-Alpha Centauri. È un libro che scatena idee e creatività, utilissimo agli insegnanti ma godibilissimo per tutti, da leggere e usare. Insegna a creare strumenti con tutto, elementi naturali e oggetti d’uso comune: trombe con le zucche, ‘bottigliofoni’ con le bottiglie, didjeridoo con canne di bambù, flauti con ossa di animali, raschiatori con conchiglie e legni, maracas e sistri, a suonare con vasi, lattine, cannucce per bibite… Ecologia pratica e ludica insieme.

Per informazioni sui laboratori
GIOCARE CON I SUONI

Responsabili: Antonio Testa e Susana Beatriz Alvear
Via S. Ambrogio, 8
20080 Albairate (MI)
tel. - fax: 02 94061193
e-mail: antoniotesta@hotmail.com
aloysius.itimpresa.mi.it/testa

 

 
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