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LA DIMENSIONE IMMAGINALE: I SIMBOLI DELL’ANIMA

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LA DIMENSIONE IMMAGINALE: I SIMBOLI DELL’ANIMA

Le immagini sono la sostanza dell’anima, il corpo in movimento le manifesta, i simboli ci riuniscono al Tutto e ci mostrano chi siamo.

Con il termine “immaginale” si intende quel campo di esperienze (sogni, visioni, “appercezioni spirituali”) che appartengono al misterioso campo dell’anima e che sono studiati, in psicologia, fra gli altri da C.G.Jung e J.Hillman. Per loro le immagini sono fondamento dell’anima, non prodotti dei sensi e del sistema nervoso centrale come affermato dalla scienza riduzionista. Non sono neppure manifestazioni illusorie o puramente soggettive come invece le qualifica la psicologia convenzionale, che riduce la vita psichica a una sorta di rappresentazione fantastica e simbolica di questioni, al contrario, “concrete”. Secondo la psicologia classica, le immagini dell’inconscio sono solo suggerimenti all’io individuale ben definito che ha (o cerca di avere, o dovrebbe avere) il controllo sul mondo inconscio. 

Invece secondo la psicologia archetipica non siamo noi a percepire o fare le immagini: noi siamo immagini. Le visioni e le esperienze spirituali genuine non sono “immaginazione” (nel senso di fantasia) ovvero false realtà: al contrario, sono reali quanto quella che definiamo realtà concreta. Quest’ultima nella nostra cultura attuale è ristretta a ciò che è verificabile dai sensi e dalla razionalità ed espresso dal linguaggio verbale. Per i mistici e per chi ha esperienze genuine di tipo spirituale il mondo sensibile è reale ma è “figlio”, riflesso di un mondo più vasto. Jung lo chiamò inconscio collettivo o mondo degli archetipi, che sono una sorta di stampi nei quali prende forma la realtà quotidiana e che guidano la vicenda personale e collettiva dell’umanità; Hillman lo chiama “mondo immaginale”.

Il termine “immaginale” fu coniato nel 1964 da uno dei padri della psicologia archetipica, il filosofo francese Henri Corbin, per differenziare questo campo di esperienze dall’“immaginario”, inteso come qualcosa di irreale. Henri Corbin studiò le esperienze dei mistici sufi verificando come per loro queste esperienze (quelle di unificazione con l’assoluto) sono dotate di una propria fondamentale solidità, evidenza e realtà, anche se non corrispondono ai criteri con i quali misuriamo le esperienze quotidiane. Sono esperienze che avvengono su un altro piano: non si può ridurle a prodotti della fantasia né, al contrario, misurarle come fossero oggetti o fenomeni fisici. Un sogno non ha peso né si può toccare, ma esiste comunque, ha un suo peso e una suua sostanza nella vita psichica. La nostra mente analitica deborda dalle sue pur valide prerogative quando sostiene l’irrealtà del sogno proprio come un abitante della Terra che definisse irreale la notte perché in questo momento, per lui, è giorno: buio e luce esistono entrambi, sempre, in modi diversi, e sono specchi uno dell’altro, inseparabili e complementari; è unicamente la nostra percezione fisica a distinguerle in base al luogo e al tempo in cui ci troviamo. La psicologia, suggestionata dalla scienza o meglio dallo scientismo, ha invece identificato la mente “reale” con l’io conscio il cui compito sarebbe quello di assoggettare e controllare il vasto regno del non io: come dicesse “deve essere sempre giorno”. Impossibile. La realtà dell’anima è più democratica ed ecologica: ciascuno dei nostri stati mentali coesiste con gli altri in un equilibrio creativo e salutare; ciascuno risponde a una necessità e la nostra identità non si riduce a un frammento di questo insieme superiore gerarchicamente, ma nasce dall’incontro e intreccio di tutti questi aspetti del Sé che prendono corpo nel nostro microcosmo.

DIVIN-AZIONE: RICEVERE, LEGGERE E VIVERE I SIMBOLI SACRI

“L’uomo ragiona per segni, Dio per simboli. Entrare nel simbolo ci porta oltre la paura; col simbolo non siamo più sugheri che galleggiano nell’oceano infinito”. Lorenzo Ostuni

La divinazione non è un fare, un’azione; o meglio non è un’azione umana. È il  disvelamento di una realtà spirituale in forma umanamente percepibile. Divinare non è leggere il futuro, è prepararlo leggendo il presente, lasciandosi vedere dal divino.

Il termine simbolo viene dalla parola del Greco antico σμβολον (súmbolon, “segno”); a sua volta questa deriva dal verbo sym-ballo, le cui radici sono sym, “insieme”) e bàllein, “gettare”), ovvero “mettere insieme”, unire due parti diverse.

Il contrario di simbolo è diabolo, da dià-bàllein, ovvero separare, frapporre un ostacolo, dividere (e calunniare).

Il simbolo dunque è unione, amore e verità, il contrario è disunione, odio, falsità, menzogna. Il simbolo è un’immagine che ci riunisce, che ci apre a un mondo più vasto e più vero.

Nel linguaggio comune desacralizzato, il simbolo è un’immagine che rappresenta un’altra cosa (lo riduciamo a un “segno” (cartelli stradali, emoticon e così via) o a una metafora (simbolo di saggezza, di potere e così via). Ma un simbolo non è solo un segno, è una realtà psichica concreta; nella ricerca spirituale, il lavoro sui simboli ci riunifica concretamente con il reame spirituale espresso dal simbolo stesso.

Non siamo noi a inventare i simboli: essi preesistono alla nostra mente individuale, sono universali, sono le strutture stesse della natura divina che ci crea. Accediamo al messaggio e al significato del simbolo quando diventiamo vasi vuoti e ce ne lasciamo riempire. 

Tutto in natura può essere un simbolo per noi se affiniamo le nostre percezioni spirituali.

Il corpo umano, per esempio, è un simbolo di molte cose: è un simbolo di

Unità – (è uno)

Dualità – (ha parti parti doppie)

Simmetria – (destra, sinistra)

Molteplicità – (ad esempio, le dita delle mani e dei piedi)

Unione – nasce da due diversi corpi che si sono uniti

Creatività – produce altri corpi nell’unione

Coscienza - sensi

Materia – è solido

Anima – si muove

Spirito - respira

Verticalità

Orizzontalità

E così via all’infinito.

Alcuni simboli universali di base:

Punto . (unità, unicità, origine, centro e così via)

Linea ______ (direzione, sviluppo, estensione e così via)

Croce + (incontro fra umano e divino, fra verticalità e orizzontalità e così via)

Cerchio (circolarità, armonia, circolazione e così via)

Quadrato (equilibrio, completezza, simmetria e così via)

Triangolo ∆ (elevazione, ordine, definizione e così via)

Spirale (tempo, sviluppo, crescita, evoluzione e involuzione, ritmo e così via)

Infinito∞ (totalità)

Attraverso i simboli si accede al mondo immaginale come il linguaggio verbale non può fare. Nell’alchimia si usava decifrare il “liber mutus” delle immagini per la meditazione e la trasmutazione interiore.

Divinare, ovvero leggere le immagini simboliche e i messaggi oracolari, significa quindi accantonare l’ego per entrare in una realtà più vasta. Accettare con umiltà e riconoscere il sacro. Accantonale la razionalità che è utile ma divide, senza distruggerla, ma usarla come strumento senza farsene usare. Non illudersi di poter conoscere per via puramente intellettiva la vita e la realtà cosmica: come il mio corpo e la mia vita non li ho creati io ma li ho ricevuti, posso esserne cosciente ma mai controllarli al 100%. Hillman diceva:  noi esistiamo non come materia (saremmo morti) ma come immagini viventi.

Qual è il luogo dove fioriscono i Simboli? Quel luogo è la Totalità del Reale: l’Universo, dall’infinito all’infinitesimo. A monte dell’Universo c’è l’Uno; a valle dell’Universo c’è l’Uomo, la mente umana.
Che cosa sono i Simboli?
LA MASSIMA ENERGIA NELLA MINIMA FORMA.
LA MASSIMA LUCE NELLA MINIMA OMBRA.
LA MASSIMA PACE NEL MINIMO CONFLITTO.
LA MASSIMA UNITA’ NELLA MINIMA DISPERSIONE.
IL MASSIMO AMORE NEL MASSIMO STUPORE.
Lorenzo Ostuni